Quando l'arte fa star bene

Un percorso su come l'osservazione consapevole dell'arte possa sostenere la fiducia in se stessi e favorire il benessere personale e comunitario.
Dalla mia esperienza di guida, formatrice e mentore ho avuto a che fare con tantissime persone che ho visto sostare di fronte alle opere con interesse o superficialità, ma in entrambi i casi notavo un denominatore comune: quello che in psicologia chiamerebbero “sentimento di inferiorità”.
In questa materia, il sentimento di inferiorità si verifica in una persona che si trova davanti a una scelta o a situazioni complesse e si sente incapace di risolvere quel problema, di affrontare quella contingenza. Quel senso di inferiorità genera allora inquietudine e instabilità emozionale. La reazione è spesso dirsi “non sono capace”. Si è inibiti nel reagire, insicuri, e si cerca il sostegno morale dell'altro, che diventa spesso, ai nostri occhi, colui a cui affidiamo la soluzione del nostro caso, perché riteniamo “lo sappia meglio di noi” e da cui cerchiamo approvazione. Talvolta questo sentimento è così radicato in una persona che può trasformarsi in un complesso.
Cosa ha a che fare tutto questo con la lettura di un'opera d'arte?
Di fronte all'imprevedibilità della vita, è anche sano sentirsi non sempre all'altezza. Credo però serva rinforzare l'immagine di sé, smascherare i tabù, riconoscere anzitutto la presenza in noi di un conflitto tra l'istinto, l'intuito, e le remore e i condizionamenti interni ed esterni che abbiamo. Quello che ci diciamo o ci raccontiamo, per diverse ragioni, e che si è fissato profondamente nel tempo dentro di noi, influenzando in maniera più o meno inconsapevole le nostre azioni quotidiane.
Nel visitatore o nel semplice amante d'arte, o anche in chi si approccia ai miei percorsi pensando di seguirli "mentre faccio altro" o a camera spenta, trovo spesso un atteggiamento in comune: quello di chi è lì per ascoltare, non per vedere. Magari per assorbire qualche informazione culturale su un determinato argomento... tutto in maniera passiva.
Dopo anni ed anni di esperienza di questo genere, mi sono chiesta cosa rimanesse a queste persone di ciò che avevo detto loro, sia come guida che come formatrice.
Il ruolo dell'arte contemporanea
E allora l'arte contemporanea è arrivata in mio aiuto. Spesso bistrattata e poco compresa, smonta i codici che hai e ti obbliga a farne parte, a coinvolgerti. Bisogna imparare a sviluppare il rispetto espressivo, poiché quell'opera che potrebbe non arrivarmi subito al cuore parla invece anche di me, dell'uomo di oggi, della società in cui vivo. Sapere questo mi è utile perché mi dà indizi per leggere e capire la realtà, ma anche per leggermi e capirmi dentro. Crescere nella fiducia in me. Leggere e capire (o comunque rispettare) meglio il mondo degli altri.
E qui nasce la mia ricerca di nuovi linguaggi e strategie che rendano il più possibile autonome e a proprio agio le persone nella lettura di un'opera, meno spaventate o saccenti, più aperte ad apprendere, a scoprire e a scoprirsi.
Ho scelto quindi, per i miei percorsi, di dare sempre meno informazioni e sempre più strumenti che generino una costruzione della conoscenza, innescando curiosità e una spontanea ricerca delle informazioni.
Questo, così, va gradualmente ad aumentare la fiducia in sé stessi, nel proprio occhio, nel modo di raccogliere informazioni e interpretare l'opera e la realtà, incoraggiando il pensiero critico e divergente.
Aiuta a staccarsi dalla ricerca dell'approvazione esterna per immergersi completamente, senza sentirsi impauriti e insicuri, di fronte a un'opera d'arte, irresistibile ed emozionante, complessa o apparentemente banale.
E quest'immersione ognuno la fa a suo modo, perché i singoli elementi fanno eco diversamente in ognuno, a seconda della propria sensibilità, esperienza, provenienza.
Per questo, ogni punto di vista rimane rispettabile e intelligente (da intus–legere, leggere dentro le cose, in profondità, o inter–legere, leggere tra le cose, fare connessioni tra i vari aspetti della realtà). Allora si possono costruire nuovi percorsi di pensiero, nuove esperienze personali e collettive.
L'arte come sostegno al benessere
Allora, l'arte genererà in noi benessere, impattando sul nostro atteggiamento di fondo nelle relazioni e nell'osservazione del mondo, facendoci sviluppare quelle così dette "Life Skills".
Provare per credere.