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Riconoscersi nelle piante: la biografia del Faggio

Tatiana Melis ·

Riconoscersi nelle piante: la biografia del Faggio

Un viaggio simbolico e mitologico nel Faggio, tra archetipo di Saturno e i Fiori di Bach, per scoprire cosa questa pianta può insegnare su critica, rigidità e apertura interiore.

Mitologia e simbolismo

Addentrarsi in un faggeto conduce in un'atmosfera mistica, dove il tempo pare sospeso, trasportando il viaggiatore in un'ideale cattedrale floreale in cui la suddivisione delle navate è scolpita dal lineare susseguirsi di fusti di faggio slanciati; il tronco liscio, di color grigio-biancastro, si apre verso l'alto a sostenere la volta di fogliame, che puntuale e ordinata tra gli incroci precisi dei rami, lascia filtrare i raggi del sole.

Ogni passo nell'immergersi nella faggeta è scandito da un tempo vuoto, da un non-tempo, in un'atmosfera umida, fresca, compatta e buia che contrasta con il paesaggio aereo dove l'aria si rende pura e luminosa grazie al colore verde brillante delle foglie; i fasci di luce compenetrano il fogliame donando giochi di chiaroscuro, e lo sguardo sospeso del viaggiatore contempla la luce che invade la volta.

La contrapposizione tra alto e basso, luce e buio, che il Faggio conduce a sperimentare, è una delle caratteristiche attribuite come segnatura, ovvero firma tipica della pianta.

Lo studio di ogni vegetale permette di comprendere meglio l'uomo e, per analogia, favorisce la ricerca dell'elemento arboreo che più lo rappresenta nello specifico momento che sta vivendo, o la pianta che si esprimerà come rimedio di benessere più appropriato, secondo la teoria similia similibus curantur, il simile agisce sul simile.

Tali aspetti sono ripresi anche nella mitologia, che nasconde indizi nel racconto per aiutare il lettore a "vedere oltre", a osservare più accuratamente una pianta. Le tradizioni culturali e la mitologia hanno tramandato molti saperi relativi al significato simbolico oppure all'uso tradizionale delle piante.

Riguardo al Faggio, è particolare come la sua imponenza non abbia trovato spazio in nessun mito, seppure rappresenti l'archetipo di Saturno.

Per comprendere l'analogia energetica e funzionale della pianta con il pianeta è necessario conoscere chi è Saturno.

Nell'opera di Esiodo (VIII sec a.C – VII sec a.C), la Teogonia, in principio Urano, il Cielo, e Gea, la Terra, vivevano in un unicum. A Urano, la prima figura patriarcale nella mitologia greca, dispiacque riconoscere la capacità generatrice di Gea, così costrinse tutti i loro figli nel ventre della madre. Solo Crono, che i Romani chiamarono Saturno, ultimo figlio di Gea e Urano, rispose al grido di aiuto della madre, la quale gli fornì una falce con cui affrontare il padre.

Quando Urano arrivò per giacere con l'amata, Crono evirò il padre e gettò il membro in mare, da cui poi la schiuma fece nascere Afrodite. Crono divenne così la divinità maschile più potente che, insieme ai fratelli Titani, regnò nell'universo e creò nuove divinità, tra cui Zeus.

Al di là della forza e del coraggio che Saturno dimostra nel mito, egli raffigura il piano materiale; con Crono nasce il tempo e quindi lo spazio; dà origine a ciò che è tangibile, e attraverso di lui si crea la possibilità di nuove dinastie.

Graficamente il glifo astrologico del pianeta Saturno è una falce, simbolo maschile che raffigura la forza, ma essendo uno strumento in grado di tagliare esprime anche l'energia sottrattiva.

Il disegno stilizzato di Saturno è una croce che sormonta un semicerchio. La linea verticale della croce è lo Spirito che discende e incontra la linea orizzontale, il piano materiale; perciò la croce rappresenta lo Spirito che diviene Materia, raffigura il piano incarnato, il mondo fisico. Il semicerchio è la coppa, l'elemento femminile, rappresenta l'Anima, il veicolo di raccoglimento dello Spirito fecondante.

La croce che sovrasta la coppa è la Materia che grava sull'Anima, è ciò che limita la sua libera espressione. È l'opposto della forza espansiva dell'Universo, che necessita di espandersi per continuare a creare; mentre è necessaria una forza di consolidamento dell'energia affinché essa divenga materia e permetta l'esperienza della manifestazione terrena.

L'archetipo saturnino, quindi, rappresenta il potere della cristallizzazione, del consolidamento, della coagulazione, della rigidità, della freddezza e della materializzazione. Le piante che incarnano il principio di Saturno sono piante strutturate, cupe, resistenti, antiche, longeve, con proprietà emostatiche, vasocostrittrici, remineralizzanti.

Il Faggio incarna questo archetipo nel suo tronco, massiccio e ben radicato a terra: mostra il suo aspetto dominante, la sua forza, pari solo a quella della Quercia, unico suo rivale. La crescita particolarmente lenta, la longevità plurisecolare, le dimensioni notevoli (30-40 metri di altezza e anche 140 cm di diametro) denotano la sua energia maschile; insieme al legno particolarmente duro e compatto, ricordano la forza di contrazione di Crono. Inoltre, il principio si esprime anche nella precisione con cui dirige i suoi rami e le nervature delle foglie, a rappresentare in modo analogo l'aspetto mentale tipico dell'uomo faggio: rigido, ben strutturato, critico, severo.

Ciò che contraddistingue questa pianta è la dominanza dell'elemento aria; come i pianeti, anche gli elementi governano gli esseri vegetali. L'aria dona un aspetto più femminile al Faggio. Questa nobile pianta tende a costruire boschi puri, la faggeta: si trova bene tra i suoi simili, con i quali intesse relazioni sociali di scambio e aiuto reciproco; le sue radici aeree ricordano l'elemento da cui è governato, perché per diversi metri viaggiano ben visibili in superficie. Le piante collegate a questo elemento sono quelle più comunicative e hanno un'azione indirizzata alle vie respiratorie o al sistema nervoso.

L'elemento aria è dove risiede anche la mente, ed è proprio nel comportamento mentale che si riconosce il tipo Faggio, che è stato approfondito e descritto accuratamente dal dottor Edward Bach (1886-1936).

La qualità da sviluppare

Lo stato negativo di Faggio può presentarsi in un periodo della vita di ogni individuo, in cui, a causa di una ferita che può essere la perdita del lavoro, una separazione o una discussione, si tenderà a reagire con la critica verso l'esterno. Il giudizio è un atteggiamento mentale che crea separazione tra l'io e l'altro, poiché il tipo Beech proietta all'esterno la propria disgregazione interiore, il distacco tra il percorso intrapreso dalla Personalità e la scelta della propria Essenza.

Gli individui Beech – Faggio hanno tendenzialmente un atteggiamento ipercritico nei confronti del mondo: tendono a dare giudizi, evidenziano sempre delle imperfezioni; non sono dominanti, ma sviluppano un bisogno spasmodico di limitare la libertà d'espressione altrui, poiché percepiscono tutto come ingiusto. Esigono precisione, regole, ordine, disciplina, pulizia e attenzione ai dettagli. Tutto ciò è rivolto alla forma esterna, perché la persona è interiormente insoddisfatta. Ha una visione rigida delle cose, per cui manifesta un atteggiamento mentale molto strutturato, per nulla flessibile; infatti non è in grado di adattarsi e rischia di perdere amicizie o alleanze pur di esternare la sua critica, sempre distruttiva (si ricordi la falce di Crono). Il tipo Beech richiede a sé stesso lo stesso rigore che pretende dagli altri, alla ricerca di un'immagine di sé superiore, precisa e perfetta secondo la propria scala di valori morali ed estetici, che però dichiara universali. Così facendo allontana il prossimo; in modo analogo il Faggio tende a creare faggeti e vive bene solo tra faggi.

Seppur in questo gesto si possa riscontrare un'espressione autoritaria, forte, che lo fa apparire sicuro di sé, in realtà nasconde il lato vulnerabile e sensibile delle persone Beech, che utilizzano la reazione alla critica come meccanismo di difesa per non osservare il proprio conflitto interiore.

Analogamente, nel Faggio la sua vulnerabilità si osserva nella peluria che protegge la foglia quando si apre: rappresenta la delicatezza e la necessità di protezione.

Nel momento in cui la struttura egoica riesce a superare il proprio metro limitato di valori e si apre verso l'Io Superiore, si manifesteranno scale di giudizio più ampie e maggiori possibilità di conoscenza e autoconoscenza. Così, il suo criticismo si trasformerà in comprensione, la sua reattività nei confronti degli altri in sensibilità verso il proprio Io Superiore, e l'arroganza in amore e tolleranza.

Queste sono le qualità che il fiore Beech, secondo Bach, porta a sperimentare e a far riaffiorare nella Personalità, affinché avvenga un percorso di riarmonizzazione.

Ogni fiore, come Edward Bach insegna, porta in espressione una qualità.

Beech, nel suo aspetto positivo, rappresenta il pensiero libero, che va oltre i limiti imposti dalla dimensione terrena; riconosce la possibilità della diversità, dove non è necessario seguire le opinioni altrui, ma è anzi auspicabile lo sviluppo di idee proprie, espressione dell'unicità. Contemporaneamente, dà ascolto alla voce del prossimo e fa proprio solo ciò che risuona. Permette di cambiare il punto di vista, vedere le cose sotto una nuova luce, cambiare convinzioni e credenze, e rafforzare l'intuizione.

Il lato armonico di Faggio lo si osserva nella volta floreale luminosa. Se il fusto e l'aria cupa e umida presente nel lato inferiore rappresentano l'aspetto mentale ipercritico e l'archetipo saturnino, il lato superiore, luminoso, fresco, verdeggiante raffigura l'aspetto armonico. Le foglie del Faggio rivolte al cielo indicano all'essere umano una via di riequilibrio: imparare a distaccarsi dalle questioni banali e superficiali della struttura egoica e aprire lo sguardo e l'ascolto al cuore.

Attraverso il frutto, Faggio esorta a superare la dualità, la separazione, la competitività, la divisione, e a ritrovare l'unità nella molteplicità. Per questo è considerato un albero cosmico che unisce il Cielo alla Terra, il ponte tra l'uomo e Dio, e ne rappresenta, nel suo gesto armonico, il movimento ascensionale della materia che si eleva allo spirito.

"Non vi è nulla in cielo né sulla Terra che non esista anche nell'uomo, e Dio, che è in cielo, esiste anche nell'uomo, e i due sono Uno" Paracelso

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