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BioSomatica®: la narrazione come ponte tra emozione e corpo

Viola Crespi ·

BioSomatica®: la narrazione come ponte tra emozione e corpo

Nella BioSomatica® la narrazione di sé diventa un ponte tra emozioni e corpo: raccontare, e raccontare ancora, aiuta a dare voce a ciò che è rimasto in silenzio.

La BioSomatica® è un approccio olistico che osserva il legame tra emozioni e corpo, partendo dall'idea che alcune esperienze lascino una traccia anche nelle sensazioni fisiche. In questo articolo vedremo perché la narrazione di sé, cioè il semplice atto di raccontare ciò che abbiamo vissuto, può diventare un modo prezioso per ascoltare questo legame. È una lettura pensata per chi è curioso del mondo olistico e desidera comprendere meglio come parola, emozione e corpo dialogano tra loro.

Emozioni e corpo: ciò che la mente archivia, il corpo ricorda

Ci sono esperienze che la mente considera ormai chiuse, eppure il corpo sembra continuare a portarle con sé. Può trattarsi di una tensione che torna sempre nello stesso punto, o di un fastidio che si presenta in certi momenti della giornata e in altri no.

Nella prospettiva della BioSomatica® questi segnali non vanno messi a tacere come fossero nemici: vengono accolti come messaggi, indizi di un vissuto che non ha ancora trovato il suo spazio.

Quando sentire e agire non coincidono

Capita a tutti, in una situazione difficile, di provare un'emozione e di comportarsi in modo diverso. Magari avremmo voluto protestare e siamo rimasti in silenzio, oppure avevamo paura e abbiamo indossato una maschera di sicurezza.

In quel momento era probabilmente la scelta più utile per proteggerci. Il rovescio della medaglia è che l'emozione non espressa può restare come "congelata" in quel frammento di tempo, in attesa di essere riconosciuta.

Il segnale come bussola nel counseling BioSomatico®

Il counseling BioSomatico® non si propone di spiegare un segnale in termini medici, compito che resta del medico, ma lo utilizza come una bussola. Il metodo offre una sorta di mappa: non dice in anticipo dove si arriverà, ma aiuta a orientarsi mentre si cammina.

Dove si manifesta quella sensazione? Quando è comparsa e come è cambiata nel tempo? Che cosa provo mentre accade? Poste con la curiosità di un detective, e con l'umiltà di non innamorarsi troppo presto della prima ipotesi, queste domande aiutano a risalire a un momento preciso della propria storia, senza bisogno di ripercorrere tutta la propria vita.

Il passo più difficile: restare

Quando quel momento affiora, la tentazione più comune è cercare subito una via d'uscita: un'interpretazione, un consiglio, un modo per voltare pagina in fretta. Per chi è abituato a risolvere, restare dentro una domanda senza chiuderla subito può essere quasi un esercizio fisico.

Eppure è spesso proprio in quello spazio lasciato aperto che qualcosa di profondo trova il tempo di emergere. Restare non significa forzare: non tutto ciò che si può esplorare va esplorato subito, e sapere dove fermarsi è importante quanto sapere come andare avanti.

La narrazione: raccontare, e raccontare ancora

Raccontare è un gesto così naturale che rischiamo di non dargli il giusto peso. Chi narra la propria esperienza sceglie da sé quanto avvicinarsi al ricordo: è come una porta che si apre dall'interno, al ritmo di chi la attraversa.

Quando lo stesso ricordo viene raccontato più volte, accade qualcosa di interessante. La prima versione è spesso essenziale, quasi distaccata; in quelle successive iniziano ad affiorare dettagli dimenticati, sensazioni fisiche e parole che prima sembravano mancare.

Quando la parola incontra l'emozione

Nel racconto contano anche i dettagli: le parole che una persona sceglie, le esitazioni, ciò che affiora spontaneamente. Non è raro che, proprio quando si tocca il punto più vivo, la voce si incrini o il respiro cambi ritmo: è il segnale che parola ed emozione stanno camminando insieme.

Pensa a qualcuno che ripercorre una discussione importante: la prima volta si limita a elencare i fatti, mentre alla terza, magari, si accorge di un nodo alla gola che fino a quel momento era passato inosservato.

Consigli pratici per portare la narrazione nella quotidianità

  • Scegli una persona di fiducia, capace di ascoltare senza giudicare né offrire soluzioni.

  • Comincia dagli aspetti più semplici e scendi in profondità solo quando te la senti.

  • Racconta lo stesso ricordo in momenti diversi e osserva che cosa cambia ogni volta.

  • Presta attenzione al corpo mentre parli: il respiro, le tensioni, le sensazioni di calore.

  • Se il vissuto è particolarmente doloroso, fatti accompagnare da un professionista qualificato.

Conclusione: il corpo chiede di essere ascoltato

Mi piace pensare che dietro il segnale ci sia amore: una spinta verso la vita, un tentativo del corpo di adattarsi a ciò che in quel momento aveva un significato importante. In questa visione della BioSomatica® il segnale smette di essere soltanto un nemico da cui difendersi e diventa anche una via per comprendersi meglio.

Avvicinarsi a ciò che vorremmo solo far sparire richiede un po' di coraggio. Ma la narrazione, quando è lenta, ripetuta e accolta da qualcuno, può diventare un ponte tra ciò che abbiamo vissuto e ciò che sentiamo oggi: nel momento in cui un'esperienza viene raccontata e ascoltata, smette di appartenere soltanto a noi.

Questo articolo ha scopo divulgativo e non sostituisce in alcun modo diagnosi, terapie o il parere di un medico o di uno psicologo.

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La trasformazione è il filo rosso del mio percorso: la possibilità di attraversare i cambiamenti, scoprire nuove risorse e dare forma a ciò che desidera fiorire. Mi interessa accompagnare le persone nei passaggi della vita, quando qualcosa si conclude e qualcosa di nuovo cerca spazio. Anche la scrittura è per me uno strumento di esplorazione e di trasformazione attraverso la narrazione biografica, il mio blog Cammini di Fioritura e Allo Specchio, il mio primo romanzo. Credo nel valore delle connessioni autentiche e nella capacità di costruire ponti tra persone, idee e opportunità in ogni ambito. Amo la natura, camminare, nuotare, ballare e cucinare. Sono madre di due giovani uomini e ho anche un cane pelosissimo che si chiama Leone. Da qualche parte c'è una casa al mare che mi aspetta...

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Da atleta ho imparato che nessun risultato arriva per caso. Ci vogliono metodo, allenamento, costanza, la capacità di reggere la pressione e qualcuno che osservi da fuori. Per la mente vale la stessa cosa. Insegno fisica all'Università degli Studi di Milano da più di 25 anni. Il mio mestiere è ragionare con chiarezza quando le variabili sono tante e il risultato è incerto. Nello sport d'élite ho lavorato con club e federazioni su dati, prevenzione degli infortuni, sviluppo del talento. Ho passato anni accanto a grandi campioni per capire come si costruisce una carriera eccezionale e come la si reinventa. Ho attraversato più di cento Paesi e ho vissuto con comunità indigene, dove ogni giorno bisogna adattarsi a regole nuove. Scrivo romanzi in italiano e in francese: il mio ultimo, La grammatica di frontiera, è stato proposto al Premio Strega. Oggi porto tutto questo nel coaching. Ti aiuto a vedere con chiarezza dove sei, a scegliere dove vuoi arrivare e ad allenarti per arrivarci.

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