Quando la vita che conoscevamo non ci somiglia più

Un articolo su crisi e cambiamento: come ascoltare i segnali di disagio può diventare un'occasione per capire quali bisogni e desideri stanno emergendo.
Crisi è una parola ambigua. Al solo sentirla, può metterci in allarme, provocarci disagio o richiamare uno stato di malessere.
Mi sento in crisi
Quante volte nella vita ci è capitato di dire: «Sono in crisi», «Mi sento in crisi», «Sto attraversando un periodo critico»? Di solito preferiremmo evitare questi momenti. Eppure, prima o poi, la vita ce li presenta.
Sono periodi in cui cominciamo ad avvertire che qualcosa non va più come prima. Una relazione ci sta stretta, il lavoro ci affatica o non ci entusiasma più, la casa in cui viviamo non ci sembra più così nostra e rassicurante. Oppure sentiamo il desiderio di andare altrove, senza sapere bene dove.
A volte la crisi si manifesta attraverso un senso di frustrazione o di inadeguatezza rispetto a un ruolo, un compito o un obiettivo. Altre volte arriva dopo un insuccesso, quando ci accorgiamo che le energie e le risorse investite non hanno prodotto ciò che speravamo. Altre ancora prende la forma della noia, di un senso di estraneità rispetto alla quotidianità, come se la vita di sempre avesse smesso di appartenerci.
A chi non è capitato di ritrovarsi, almeno una volta, in una di queste situazioni?
Cerchiamo distrazioni
Spesso cerchiamo di distrarci, se non addirittura di fuggire, oppure ci affanniamo a trovare un rimedio veloce che ci restituisca la serenità perduta. È comprensibile: il cambiamento ci espone all'incertezza, mentre ciò che conosciamo ci rassicura. Le nostre abitudini, i ruoli che ricopriamo e l'immagine che abbiamo costruito di noi stessi ci offrono un senso di continuità e stabilità.
Così finiamo per minimizzare i segnali che potrebbero mettere in discussione il nostro equilibrio. Ci diciamo: «Passerà», «Meglio non pensarci», «Portiamo pazienza», «Accontentiamoci di quello che abbiamo».
Un nuovo punto di vista
E se, invece di liquidare quel disagio, provassimo ad ascoltarlo? Se questo ascoltare sé fosse proprio l'opportunità che la crisi ci offre?
Non necessariamente ogni sofferenza nasconde una lezione da imparare. Ma può diventare un'occasione per fermarci e prestare attenzione a ciò che sta accadendo dentro di noi.
Mettiamoci in ascolto
Che cosa ci sta dicendo quel fastidio? Quale bisogno non trova più spazio? Che cosa, nella nostra vita, non ci corrisponde più? E che cosa desidererebbe emergere, se solo gli permettessimo di farsi sentire?
Forse scopriamo che alcuni desideri sono cambiati, che certi equilibri non ci appartengono più, che una parte di noi è rimasta in attesa troppo a lungo. Forse cominciamo a intravedere possibilità che prima non riuscivamo nemmeno a immaginare.
Non significa avere subito tutte le risposte, né sapere già quale direzione prendere. A volte il primo passo consiste proprio nel tollerare per un po' l'incertezza, senza affrettarci a riempirla con una soluzione.
Perché può accadere che, proprio quando la vita che conoscevamo comincia a non somigliarci più, qualcosa dentro di noi stia cercando una nuova forma.
Un tempo per capire
La prossima volta che ci troveremo in crisi, potremmo allora provare a non considerarla soltanto un ostacolo da superare. Potremmo concederci il tempo di ascoltare ciò che porta con sé, senza pretendere di trasformare subito il dolore in un'occasione positiva.
Le crisi forse non ci indicano subito la strada nuova, ma possono aiutarci a capire quando è il momento di cercarla.
Operatori di Counseling olistico
Vedi tutti →Sono Viola e ti aiuto a capire cosa ti sta dicendo il corpo, così che tu possa smettere di combattere un sintomo che continua a tornare e ritrovare energia, serenità e fiducia. Con il Counselling Biosomatico, passo dopo passo, risaliamo a cosa stavi vivendo quando il corpo ha iniziato a reagire e ti liberiamo dal peso emotivo che c'è sotto. Ho praticato atletica a livello agonistico e da sempre studio e ascolto la relazione tra corpo ed emozioni. È stata però una diagnosi importante in famiglia a insegnarmi cosa significa avere paura, sentirsi disorientati e cercare qualcuno che ti dia una guida concreta. Nella Biosomatica ho trovato ciò che cercavo: la struttura di un protocollo, unita a intuizione e sensibilità. Oggi sono proprio quella guida che avrei tanto voluto incontrare.
Da atleta ho imparato che nessun risultato arriva per caso. Ci vogliono metodo, allenamento, costanza, la capacità di reggere la pressione e qualcuno che osservi da fuori. Per la mente vale la stessa cosa. Insegno fisica all'Università degli Studi di Milano da più di 25 anni. Il mio mestiere è ragionare con chiarezza quando le variabili sono tante e il risultato è incerto. Nello sport d'élite ho lavorato con club e federazioni su dati, prevenzione degli infortuni, sviluppo del talento. Ho passato anni accanto a grandi campioni per capire come si costruisce una carriera eccezionale e come la si reinventa. Ho attraversato più di cento Paesi e ho vissuto con comunità indigene, dove ogni giorno bisogna adattarsi a regole nuove. Scrivo romanzi in italiano e in francese: il mio ultimo, La grammatica di frontiera, è stato proposto al Premio Strega. Oggi porto tutto questo nel coaching. Ti aiuto a vedere con chiarezza dove sei, a scegliere dove vuoi arrivare e ad allenarti per arrivarci.
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